Prima del nuovo quadrante azzurro, prima del calendario perpetuo e persino prima del nome Overseas, c’era un’idea: portare l’Alta Orologeria fuori dai suoi confini più formali. Trent’anni dopo la nascita della collezione, Vacheron Constantin la celebra con un Calendario Perpetuo Ultra-Piatto in oro bianco prodotto in soli 200 esemplari.
Il nome Overseas sarebbe arrivato quasi vent’anni dopo. Nel 1977, sul polso c’era invece il 222, un orologio che oggi appare immediatamente familiare ma che, nella seconda metà degli anni Settanta, aveva contribuito a cambiare il modo di immaginare l’eleganza secondo Vacheron Constantin. Cassa piatta, bracciale integrato, un’attitudine più sportiva senza rinunciare alla misura estetica della Maison: insieme al Chronomètre Royal del 1975, il 222 aveva aperto una strada che non cercava di rendere l’Alta Orologeria meno sofisticata, ma semplicemente più libera di muoversi.

È lungo quella strada che nel 1996 nasce Overseas, erede dichiarato del 222 e nuova espressione di un’idea ormai diventata centrale: costruire un orologio capace di accompagnare il viaggio senza assumere necessariamente l’aspetto di uno strumento. La lunetta fissata alla cassa piatta ne definisce immediatamente il carattere e la versatilità entra nel vocabolario della collezione accanto alla raffinatezza, dando inizio a una storia che nei trent’anni successivi continuerà a cambiare senza perdere quella tensione iniziale verso ciò che esiste oltre il luogo in cui ci si trova.
Nel 2004, con la seconda generazione, Overseas acquista una presenza più decisa e sportiva e il bracciale integrato introduce quelle maglie ispirate alla Croce di Malta che finiranno per diventare uno dei suoi tratti più riconoscibili, mentre la collezione comincia ad accogliere complicazioni e interpretazioni gioiello. Dodici anni più tardi arriva la terza generazione, quella attuale, e le linee si fanno nuovamente più fluide mentre Vacheron Constantin sviluppa movimenti specifici per la famiglia, dal cronografo al dual time fino alle ore del mondo, aggiungendo un sistema di sostituzione rapida dei cinturini che permette di cambiare volto all’orologio senza utilizzare strumenti. Trent’anni dopo il debutto di Overseas, quella storia arriva a una delle sue espressioni più raffinate.
L’azzurro secondo Vacheron Constantin
La prima cosa che cattura lo sguardo nel nuovo Overseas Calendario Perpetuo Ultra-Piatto non è, paradossalmente, la complicazione. È il colore. Un azzurro laccato più chiaro, meno intenso e meno saturo rispetto al blu introdotto sulla collezione nel 2016, capace di cambiare sfumatura seguendo la luce e di trovare nell’oro bianco della cassa un contrasto quasi freddo, luminoso, molto diverso dall’impatto più profondo dei quadranti Overseas ai quali siamo abituati.

Il blu, del resto, occupa da dieci anni un posto particolare nella storia recente della collezione. Quello sviluppato nel 2016 nacque dalla collaborazione tra designer e creatori di quadranti attraverso tonalità metalliche e numerosi strati di lacca, raggiungendo una profondità visiva che lo ha reso rapidamente riconoscibile tra gli appassionati della Maison. Per il trentesimo anniversario non è stato semplicemente replicato: Vacheron Constantin ha preferito alleggerirlo, portandolo verso una tonalità più aperta che richiama quell’idea di orizzonte e di evasione sulla quale Overseas ha costruito fin dall’inizio parte della propria identità. La stessa tonalità raggiunge il disco delle fasi lunari e attraversa un quadrante sul quale convivono giorno della settimana, data, mese e ciclo degli anni bisestili senza compromettere quella sensazione di equilibrio che, davanti a un calendario perpetuo, è tutt’altro che scontata. Intorno rimane la geometria familiare della lunetta e sotto di essa una cassa in oro bianco da 41,5 millimetri, completata dal bracciale integrato con maglie satinate e lucide a forma di mezza Croce di Malta e da due cinturini in caucciù, uno bianco e uno blu denim, intercambiabili senza strumenti.
Un calendario perpetuo racchiuso in 8,1 millimetri
Poi c’è ciò che quasi non si vede, ed è probabilmente la parte più Vacheron Constantin dell’intero orologio. Otto millimetri e un decimo separano il polso dal punto più alto della cassa, uno spessore sorprendentemente contenuto se si considera che al suo interno lavora un calendario perpetuo meccanico capace di distinguere autonomamente mesi di 28, 30 e 31 giorni e di riconoscere gli anni bisestili, continuando a indicare correttamente il calendario senza richiedere regolazioni fino al 2100.

A rendere possibile questa discrezione è il Calibro di Manifattura 1120 QP/1, un movimento automatico spesso appena 4,05 millimetri nel quale trovano posto 276 componenti e 36 rubini. Qui il dato tecnico smette abbastanza rapidamente di essere soltanto un numero, perché racchiudere una complicazione di questa portata in uno spazio tanto ridotto significa lavorare sulla miniaturizzazione senza rinunciare a ciò che, in un Vacheron Constantin, rimane visibile anche quando l’orologio viene girato. Attraverso il fondello in vetro zaffiro compaiono infatti Côtes de Genève, anglage sui ponti, perlage sulla platina e finiture satinate sui componenti del calendario, comprese quelle parti destinate a rimanere nascoste una volta assemblato il movimento. Sopra tutto ruota una massa oscillante in oro 22 carati incisa con una rosa dei venti, un dettaglio che riporta ancora una volta all’idea del viaggio senza doverla dichiarare sul quadrante. Anche qui la raffinatezza non nasce dall’accumulo, ma dalla cura dedicata a ciò che potrebbe tranquillamente non essere visto.

