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Fonterutoli, sei secoli di Toscana nel cuore del Chianti Classico

Prima ancora del wine resort, delle degustazioni e della cantina scavata nella roccia, c’è un piccolo borgo medievale che dal 1435 appartiene alla stessa famiglia. Tra Castellina in Chianti e Siena, Castello di Fonterutoli attraversa l’autunno seguendo il ritmo della vendemmia, della cucina e di un paesaggio che da quasi sei secoli accompagna la storia dei Mazzei.

16 dicembre 1398. In una lettera indirizzata al mercante Francesco Datini, il notaio fiorentino Ser Lapo Mazzei annota il pagamento di sei barili di vino di Chianti, lasciando su carta quello che oggi viene considerato il primo riferimento documentato al Chianti come territorio di produzione. Quasi quarant’anni più tardi, nel 1435, la storia della famiglia si lega indissolubilmente a Fonterutoli, attraversando secoli, generazioni e trasformazioni del vino italiano senza abbandonare questo piccolo punto sulle colline tra Firenze e Siena.

È una premessa che vale la pena conoscere prima di arrivare, perché cambia il modo in cui si guarda ciò che appare lungo la strada. Fonterutoli non ha l’aspetto di una tenuta costruita intorno all’ospitalità, ma quello di un borgo che l’ospitalità ha imparato ad costruirla nel corso del tempo, lasciando che camere e suite trovassero posto negli edifici storici e che la vita del wine resort si distribuisse tra pietra, vigneti e scorci sulla campagna. Dal 1435 questo è il fulcro della storia dei Mazzei e ancora oggi è qui che la famiglia porta avanti un sapere vitivinicolo tramandato per oltre sei secoli.

Oggi la proprietà di Castello di Fonterutoli raggiunge 650 ettari, 110 dei quali vitati, articolati in 114 parcelle e distribuiti tra i 220 e i 570 metri di altitudine. Numeri che raccontano la complessità di un territorio nel quale il Sangiovese rimane inevitabilmente protagonista, ma che acquistano un significato diverso quando, invece di leggerli, ci si trova davanti alla successione delle colline, alle vigne e ai boschi che circondano il borgo. L’autunno coincide con uno dei momenti più intensi dell’anno agricolo, quando le giornate rimangono ancora abbastanza miti da poterle trascorrere all’aperto e il verde comincia a lasciare spazio al rosso e all’oro, mentre ciò che per mesi è maturato nei vigneti cambia finalmente direzione e dalla campagna si sposta verso la cantina. È probabilmente questo il periodo in cui il legame tra Fonterutoli e il vino diventa più tangibile, perché il paesaggio non funziona più soltanto come sfondo ma entra direttamente nel lavoro della tenuta, nei profumi della vendemmia, nei ritmi più serrati della produzione e, poco dopo, anche in ciò che arriva nel bicchiere.

Una notte nel borgo

Soggiornare a Fonterutoli significa anche entrare, almeno per qualche giorno, nella vita del borgo. Le camere e le suite del Castello di Fonterutoli Wine Resort non sono raccolte in un unico edificio, ma distribuite all’interno di alcune delle abitazioni storiche. Negli interni rimangono i pavimenti originali in cotto e mobili appartenuti alla famiglia, mentre dalle finestre lo sguardo torna verso vigneti, uliveti, colline, torri e campanili. Le sistemazioni cambiano per dimensioni e carattere, dalle camere Classic e Superior alle Junior Suite, fino alla Suite Duchessa, sessanta metri quadrati all’interno dello storico edificio San Clemente, con una camera matrimoniale con vasca, un ampio bagno con doccia e un salotto luminoso affacciato sulle colline del Chianti. Ma è scendendo sotto il borgo che Fonterutoli cambia completamente linguaggio: la pietra e gli edifici storici lasciano spazio a un’architettura contemporanea pensata intorno al vino.

Sotto il borgo, la Fonterutoli contemporanea

La cantina progettata da Agnese Mazzei, architetta della famiglia, porta Fonterutoli in una dimensione completamente diversa da quella suggerita dalle pietre medievali del borgo e lo fa sviluppandosi per tre livelli in profondità, secondo un progetto innovativo e a basso impatto ambientale che unisce esigenze produttive, funzionalità e ricerca architettonica. Non è un elemento estraneo inserito accanto alla storia, ma quasi il suo contrappunto contemporaneo, tanto da essere entrato a far parte di Toscana Wine Architecture, il circuito dedicato alle cantine d’autore e di design. Sul sito della famiglia, Agnese Mazzei viene raccontata come una progettista che ha dedicato parte importante della propria attività proprio agli spazi del vino, e forse non è casuale che a immaginare la nuova cantina sia stata qualcuno capace di leggere Fonterutoli contemporaneamente come architetto e come parte della sua storia.

Da questo punto in poi il vino può finalmente prendere il centro della scena, perché le Wine Tours & Tastings permettono di attraversare il Chianti Classico con diversi livelli di profondità, dalle degustazioni introduttive alle esperienze dedicate alle Gran Selezione e alle annate storiche delle etichette più rappresentative della famiglia, comprese Siepi e Concerto. Siepi, in particolare, porta con sé un altro frammento della storia di Fonterutoli: prima di essere il nome di un vino è un vigneto di dieci ettari circondato da boschi di querce appartenente ai Mazzei dal 1435 dove, all’inizio degli anni Ottanta, Lapo Mazzei intuì la possibilità di affiancare Merlot e Sangiovese in parti uguali.

L’autunno continua nel piatto

A quel punto uscire dalla cantina non significa davvero interrompere il racconto, perché all’Osteria di Fonterutoli la stessa stagione che poco prima riempiva i vigneti entra in cucina attraverso materie prime locali, selvaggina proveniente dai boschi circostanti e pesce d’acqua dolce, lavorati con tecniche contemporanee senza perdere il riferimento alla tradizione toscana. La stagionalità e il rapporto con i produttori del territorio guidano una proposta pensata anche per dialogare con i vini Mazzei, mentre le Wine & Food Experiences dell’Osteria e del Wine Bar della Società Orchestrale permettono di prolungare a tavola ciò che è cominciato qualche metro più in là, tra vigne e cantina. Rimane infine tutto ciò che sta fuori, e in questa stagione sarebbe un peccato considerarlo soltanto panorama. Le temperature più morbide dell’autunno permettono di seguire a piedi o in bicicletta le Strade Bianche del Chianti, attraversare vigneti e boschi oppure dedicare qualche ora a una cooking class, sapendo che dalla storica Via Chiantigiana su cui sorge Fonterutoli si raggiungono facilmente Siena e, con un po’ più di tempo, San Gimignano, Volterra e la Val d’Orcia. 

Forse è soltanto dopo aver attraversato tutto questo che il 1435 smette di sembrare una data. Diventa la misura di una continuità che a Fonterutoli passa dalla pietra medievale all’acciaio della cantina, da una lettera scritta alla fine del Trecento alle bottiglie che oggi portano il nome Mazzei nel mondo, dalle vigne alla tavola e poi di nuovo fuori, sulle colline. L’autunno aggiunge colori e profumi, certo, ma il vero motivo per arrivare fin qui rimane un altro: vedere quanto possa essere contemporaneo un luogo che racconta vino da quasi sei secoli.

Castello di Fonterutoli Wine Resort, Chianti Classico, Toscana.