Ci sono mostre che si visitano semplicemente per vedere ciò che espongono e altre che offrono l’occasione, piuttosto rara, di entrare per qualche ora in un mondo normalmente poco accessibile. La Patek Philippe Watch Art Grand Exhibition appartiene decisamente a questa seconda categoria.
Dal 2 al 18 ottobre 2026, Patek Philippe occuperà quasi 2.900 metri quadrati del CityOval di CityLife, l’ex Palazzo delle Scintille, per la più grande Watch Art mai organizzata dalla Manifattura. Quindici ambienti, circa 500 tra orologi e oggetti, artigiani e orologiai al lavoro davanti al pubblico e, soprattutto, una quantità piuttosto impressionante di pezzi che normalmente richiederebbero almeno un viaggio a Ginevra per essere visti. E questa è già una buona ragione per segnarsi le date.
Non è esattamente una mostra di orologi
La prima cosa da sapere è che Watch Art non nasce come una semplice esposizione di modelli Patek Philippe. Il progetto debutta a Dubai nel 2012 e da allora ha fatto tappa soltanto in altre cinque città: Monaco, Londra, New York, Singapore e Tokyo. In totale, le sei edizioni precedenti hanno accolto quasi 165.000 persone. La più recente, Tokyo 2023, aveva raggiunto circa 60.000 visitatori; Milano sarà ancora più grande.
L’idea è piuttosto quella di portare fuori da Ginevra una parte dell’universo della Maison. Al CityOval verranno evocati luoghi che per Patek Philippe sono quasi istituzioni, dalla storica sede di Rue du Rhône alla Manifattura di Plan-les-Ouates fino al Museum. Ci saranno la collezione contemporanea, i movimenti, le grandi complicazioni, i Rare Handcrafts e soprattutto le persone che quegli orologi li realizzano davvero. Per una volta, quindi, non si guarda soltanto il risultato attraverso il vetro di una boutique. Si può osservare quello che succede prima.

A Milano arriveranno più di 90 pezzi dal Patek Philippe Museum
Questa, per chi conosce un po’ il mondo Patek, è probabilmente una delle informazioni più interessanti. Per la Watch Art verranno trasferiti da Ginevra oltre 90 pezzi del Patek Philippe Museum, pescando sia dall’Antique Collection sia dalla collezione della Maison. E alcuni hanno una storia italiana decisamente curiosa.
C’è, per esempio, l’orologio da tasca di Umberto I di Savoia, realizzato tra il 1896 e il 1897. Sul quadrante le ore diurne sono indicate da numeri romani neri, quelle notturne da numeri arabi rossi; sul fondello compare invece lo stemma del Re in smalto, impreziosito da diamanti taglio rosa. Il dettaglio da ricordare? Dagli archivi Patek risulta che il 4 agosto 1897 venne consegnato a Musy Padre e Figli, fornitori della Real Casa a Torino. E poi c’è un pocket watch ancora più antico, databile intorno al 1830, quindi precedente persino alla fondazione di Patek Philippe nel 1839. Era destinato al mercato italiano e sul retro della cassa compare una carta geografica dell’Italia settentrionale. Piccolo dettaglio, grande effetto quando si pensa che quell’orologio ha quasi due secoli.

Tra i motivi per andarci metterei senza esitazioni anche i Rare Handcrafts. Patek Philippe ne ha realizzati 27 appositamente per Milano, e alcuni sono quel genere di oggetto davanti al quale i numeri aiutano davvero a capire ciò che gli occhi stanno guardando. Il Pocket Watch “Burano” Ref. 992/193J-001, pezzo unico in oro giallo, utilizza 70 diversi colori di smalto. Per costruire la scena veneziana sul fondello sono serviti circa 2,8 metri di sottilissimo filo d’oro e una quindicina di passaggi in forno a 800 °C. Minuscole foglie d’oro e d’argento inserite sotto lo smalto ricreano i riflessi dell’acqua, mentre l’incisione della cassa prende ispirazione dalla tradizione del merletto di Burano. Persino il supporto è esageratamente Patek: 108 spinelli e 102 zaffiri, su una base di quarzo blu rivestita di cristallo di rocca. E se Burano non bastasse, la Dôme Oranges de Sicile porta il racconto più a sud: Palermo sullo sfondo, gli aranci in primo piano, 49 colori di smalto e circa 15 metri di filo d’oro per costruire il cloisonné. Ogni placca è passata in forno dalle nove alle undici volte, a temperature tra 900 e 910 °C. Sono numeri quasi assurdi finché non si vede quanto spazio occupa realmente una di queste creazioni.

33 complicazioni. 1.728 componenti. E non è neppure l’unico
A cambiare completamente scala sono le Super Complicazioni. Milano riunirà alcuni degli orologi più importanti della storia di Patek Philippe, a partire dalla Grandmaster Chime Ref. 5175R-001, presentata nel 2014 per il 175° anniversario della Maison ed esistente in appena sette esemplari. Sei furono destinati ai collezionisti; il settimo è quello conservato al Patek Philippe Museum. Dentro ci sono 20 complicazioni, sei invenzioni brevettate e 1.366 componenti. Cinque diverse modalità di suoneria utilizzano tre timbri e comprendono grande sonnerie, petite sonnerie, ripetizione minuti, allarme dell’ora preselezionata e ripetizione della data. E tutto questo vive all’interno di una cassa reversibile in oro rosa, interamente decorata con incisioni a mano.

