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Travel · daprovare

Antinori, sei secoli di vino custoditi tra le colline del Chianti

Ventisei generazioni, una delle famiglie che hanno scritto la storia del vino italiano e una cantina monumentale che segue il profilo delle colline del Chianti. A Bargino, passato e presente convivono sotto lo stesso vigneto.

Dalla strada, la prima impressione è quasi un gioco di prospettiva. La collina continua a essere una collina, i filari ne seguono il disegno e soltanto due lunghe fenditure orizzontali lasciano intuire le dimensioni di ciò che si sviluppa al suo interno. Poi si entra e le proporzioni cambiano completamente. Antinori nel Chianti Classico è una cantina monumentale, articolata su tre livelli e scavata nella terra, progettata per integrarsi nel paesaggio senza rinunciare alla propria presenza architettonica. Sopra, il vigneto prosegue sul tetto; all’interno, la grande scala elicoidale in corten attraversa lo spazio come una scultura. Inaugurata nel 2012, la cantina di Bargino ha dato una forma contemporanea a una storia iniziata oltre seicento anni prima.

Dal 1385 a oggi: ventisei generazioni di Antinori

Bisogna tornare al 1385 e alla Firenze delle Arti e delle Corporazioni per trovarne l’inizio. È allora che Giovanni di Piero Antinori entra nell’Arte Fiorentina dei Vinattieri e lega ufficialmente il nome della famiglia al vino. Da quel momento passano ventisei generazioni, ma la proprietà e la gestione restano nelle mani degli Antinori: una continuità piuttosto rara, soprattutto considerando quanto profondamente siano cambiati, nel frattempo, il vino italiano, il modo di produrlo e quello di raccontarlo.

Nel 1506, Niccolò di Tommaso Antinori acquista per 4.000 fiorini quello che oggi conosciamo come Palazzo Antinori, nel cuore di Firenze. Il vino entra così in una storia familiare che intreccia progressivamente terra, cultura e mecenatismo, costruendo un’identità nella quale il passato non diventa mai soltanto qualcosa da conservare. È probabilmente questa la costante più interessante della famiglia: la tradizione rimane, ma viene continuamente messa alla prova dall’idea successiva. Un passaggio decisivo arriva nel Novecento. Nel 1928 il Marchese Niccolò Antinori, padre di Piero, crea Villa Antinori, un Chianti Classico pensato per evolvere nel tempo e destinato negli anni a entrare nelle cantine di grandi hotel, ristoranti, ambasciate e case reali. È già un modo diverso di pensare il vino toscano, ma sarà soprattutto la generazione successiva a spingere quella tensione verso l’innovazione molto più avanti.

Con Piero Antinori, la storia di famiglia incontra infatti uno dei momenti più importanti dell’enologia italiana contemporanea. Nel 1970 viene vinificata la prima annata da un singolo vigneto di quello che inizialmente si chiama Chianti Classico Riserva vigneto Tignanello. Dall’annata successiva diventa semplicemente Tignanello. Negli anni la formula cambia: spariscono completamente le uve bianche, entrano Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc e il Sangiovese viene affinato in barrique. Sono scelte che rompono alcune delle convenzioni del Chianti dell’epoca e contribuiscono a ridefinire l’immagine internazionale del vino toscano. Dal 1982 l’assemblaggio resta invariato e Tignanello viene prodotto soltanto nelle annate considerate all’altezza. Oggi la storia è arrivata alla ventiseiesima generazione, rappresentata da Albiera, Allegra e Alessia Antinori, figlie di Piero, che guidano l’azienda con il supporto di Renzo Cotarella. E la cantina di Bargino sembra quasi la traduzione architettonica di questo passaggio generazionale: non una celebrazione nostalgica di ciò che è stato, ma un luogo contemporaneo costruito esattamente là dove tutto è cominciato, nel Chianti Classico.

Dove il vino prende la forma del paesaggio

È da qui che comincia la Visita Tinaia. Il percorso attraversa la cantina e permette di leggerne progressivamente la struttura: la scenografica scala elicoidale, le aree dedicate alla produzione, lo spazio museale e, soprattutto, la vigna che ricopre il tetto. L’architettura non è soltanto un esercizio estetico. La struttura è stata concepita per permettere la vinificazione per gravità e sfruttare le condizioni naturali della collina per mantenere la temperatura adatta alla produzione e alla conservazione del vino. Anche nei suoi spazi più imponenti, tutto sembra rispondere alla stessa idea: la tecnologia c’è, ma non ha bisogno di mostrarsi continuamente.

La visita termina nella sala a vetri dedicata alla degustazione, davanti alle opere della collezione di famiglia. La selezione della Tinaia varia secondo disponibilità e stagione e attraversa diverse tenute Antinori; tra le etichette proposte figura anche Vigna sul Tetto Chianti Classico DOCG Riserva, il vino che più di tutti appartiene a questo luogo. Il nome rimanda proprio al vigneto che ricopre la cantina e continua idealmente il paesaggio sopra la struttura. Dopo averlo visto crescere letteralmente sopra la propria testa, è stata anche la bottiglia scelta da portare via.

Da Vigna sul Tetto a un calice di Tignanello

La degustazione, però, può continuare anche dopo la visita. Al Wine Shop è possibile scegliere al calice altre etichette della produzione Antinori e, tra queste, Tignanello. Dopo averne appena ripercorso la storia e compreso il ruolo avuto nell’evoluzione della maison, ritrovarlo nel bicchiere chiude quasi naturalmente il cerchio.

Nel calice è profondo, ma senza pesantezza. Il frutto rosso maturo lascia progressivamente spazio a sfumature floreali, balsamiche e speziate, mentre al palato struttura e freschezza trovano un equilibrio particolarmente elegante. Il tannino è presente ma composto e il finale resta a lungo, senza bisogno di alzare la voce. È un vino complesso, certamente, ma soprattutto sorprendentemente armonioso: uno di quegli assaggi in cui la reputazione che precede l’etichetta, semplicemente, trova conferma.

E forse è proprio questa la misura giusta per raccontare Antinori. La grandezza della cantina sorprende, le date attraversano più di sei secoli e alcuni nomi appartengono ormai alla storia del vino italiano. Eppure a Bargino tutto questo rimane sorprendentemente concreto: una collina, una famiglia, una vigna sul tetto e il tempo necessario perché ogni cosa trovi la propria forma. Ventisei generazioni dopo, la storia continua a passare soprattutto attraverso il vino.

Antinori nel Chianti Classico, Bargino, Toscana.